Biografia
Sono nato nel 1952, a Ravenna. In quel mese di ottobre arrivò in edicola il numero 1 della collana ‘I romanzi di Urania’; il giorno dopo faceva sentire il suo primo vagito, a Liverpool, Clive Barker. Ci ‘raggiunse’ prima della fine dell’anno Eraldo Baldini. In giugno ci aveva preceduti Valerio Evangelisti (forse per questo è quasi mezzo metro più altro di Eraldo e me). Sulla data esatta del compleanno (il 4 ottobre) ‘vegliava’ poi, dal 1931, Dick Tracy, primo poliziotto ‘duro e puro’ dei fumetti.
Coincidenze sicuramente ininfluenti, scoperte solo in età adulta. Metabolizzate per fornire un alibi per la propensione alla lettura, prima che alla scrittura. Quest’ultima è arrivata in forma ‘organizzata’ solo nel 1983, con la pubblicazione a puntate, sul quotidiano ‘l’Unità’, del racconto ‘Quando una giornata comincia alla rovescia’, illustrato da Vittorio Giardino. Protagonista Luca Corsini, cui è vagamente dedicato questo sito.
Il percorso compiuto per arrivare a quel primo traguardo è stato sufficientemente normale: liceo classico ‘Dante Alighieri’ di Ravenna, laurea al Dams, relatore Lamberto Pignotti, con una tesi in ‘Tecniche pubblicitarie’ preparata insieme a Tomaso Mario Bolis, oggi grande professionista della comunicazione. La tesi era dedicata al linguaggio visivo della satira politica. Un trionfo: 110 e lode per entrambi. Ma erano gli anni Settanta (il 1976, per la precisione) e forse laurearsi non era così difficile.
Poi, per caso, dopo prove di scrittura da dimenticare e qualche collaborazione con periodici locali, un’occasione lavorativa: dare una mano al corrispondente ravennate dell’Unità. Il giornalismo era fra le professioni che non avevo mai preso in considerazione. Invece sono ancora qui, a inseguire la cronaca. Nel primo periodo di lavoro ho avuto la fortuna di incontrare giornalisti che si sono fidati di questo ravennate che leggeva fumetti e fantascienza, gialli e classici dell’horror. E la direzione regionale del quotidiano fondato da Antonio Gramsci all’inizio degli anni Ottanta del Novecento mi ha spedito in giro per l’Italia a intervistare emiliano romagnoli famosi. Incontri spesso sconvolgenti per un giornalista alle prime armi: Federico Fellini, Marco Bellocchio, Florestano Vancini; poi autori di fumetti, scrittori, editori. Così ho incontrato Luigi Bernardi, che stava lanciando la propria casa editrice, L’Isola Trovata, dopo alcuni esperimenti editoriali con l’Arci. Interviste, chiacchierate, e ho l’onore di firmare come direttore responsabile i primi numeri di un mito di rivista a fumetti, ‘Orient Express’. Esperienza breve ma fondamentale per capire meccanismi e incontrare persone meravigliose. Come, appunto, Vittorio Giardino.
Intanto il giornalista si faceva le ossa: inchieste, indagini (ad esempio la vicenda della Loggia P2 e dei ravennati inseriti negli elenchi di Licio Gelli e subito dopo una specie di “mani pulite” ravennate), delusioni, amarezze… le solite cose. Che però mi hanno portato a un punto di rottura: così nel 1986 ho mollato tutto e acquistato un’osteria, fuori città. Due anni vissuti pericolosamente (per il fegato), prima di tornare alla macchina per scrivere e al computer. Fino a oggi, continuando a pensare che scrivere è una fra le cose più belle del mondo. Se il mondo te lo concede. E il mio mondo, che ha le proprie fondamenta in mia moglie, nei miei tre figli e in un ‘pacchetto di mischia’ di amici straordinari, me lo concede e addirittura mi istiga a continuare. Lasciandomi anche il tempo di coltivare qualche altra passione. Torno a scrivere. Se qualcuno ha voglia può leggere.